La storia

STORIA DEL PARACADUTISMO ITALIANO

  Nel 1938, prendendo spunto di quanto si stava sperimentando in altri paesi europei, l’allora governatore della Libia, Italo Balbo promosse una scuola di paracadutismo all’aeroporto di Castel Benito , presso Tripoli. L’idea era di creare un battaglione di “fanti dell’Aria” Libici affidandone il comando a Ufficiali Italiani. Si lavorava su un terreno vergine, bisognava continuamente inventare, l’addestramento era molto difficile. Gli Ufficiali che avrebbero dovuto diventare gli istruttori degli indigeni, furono addestrati all’uso del paracadute “Salvator” D/37. Tutto fu fatto rapidamente e una volta presa confidenza con gli aerei e con i lanci gli ascari divennero eccellenti atleti. Purtroppo le prime prove vennero compiute con apparecchi e materiali piuttosto inadatti. Ci furono 75 morti e 72 feriti. Comunque si continuò costituendo un secondo battaglione, fino a quando nel maggio del 1938 tutto il reggimento venne lanciato nella piana di Bir Gamen: un risultato straordinario. Intanto, nel maggio del 1940 si costituiva a Barce il primo battaglione di paracadutisti nazionali. Questa volta però si pose maggior cura alla parte più spiccatamente tecnica. Vennero impiegati aerei opportunamente modificati mentre il paracadute “salvator” D/37 fu sostituito dal D/40 che aveva una calotta di maggiori dimensioni e consentiva una velocità di discesa leggermente inferiore. Si stava così procedendo nell’addestramento quando scoppiò il secondo conflitto mondiale. Nel frattempo, nella primavera del 1940 era stata organizzata a Tarquinia una scuola di paracadutismo che negli anni sarebbe diventata il simbolo dei fanti dell’aria. Nella cittadina etrusca accorsero giovani di ogni specialità delle Forze Armate, sicché la selezione poté essere rigorosissima:il 60 per cento dei volontari venne scartato; ma coloro che rimasero erano veramente ragazzi di primordine. Le difficoltà come al solito furono enormi; a Tarquinia c’erano solo un campo d’aviazione, alcune baracche e nient’altro. Ma quei giovani avevano grandissime capacità ; sorsero come per incanto baraccamenti, tende, mentre dalla piazza d’armi di Villa Glori, a Roma, fu fatta sparire una torre metallica di addestramento alta oltre 60 metri che venne rimontata alla chetichella sul campo di Tarquinia. Il vecchio paracadute “Salvator” riservava però un’amara sorpresa. In due giorni, durante i lanci dai trimotori Caproni 133, si ebbero 4 morti. I lanci vennero sospesi, toccò al reparto studi mettere a punto un nuovo paracadute l’IF-41-SP che funzionava perfettamente. L’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, nata al termine della Seconda Guerra Mondiale e riconosciuta con Decreto del Presidente della Repubblica n. 620 del 10 febbraio 1956, è apartitica e senza scopo di lucro, rappresenta tutti i paracadutisti d'Italia ed ha tra i suoi principali scopi statutari l’amore e la fedeltà alla Patria, il ricordo dei paracadutisti caduti – in guerra ed in pace - nell’adempimento del loro dovere, il mantenimento del solidale vincolo con le Forze Armate, la salvaguardia della pace, nonché la diffusione del paracadutismo tra i giovani mediante esercitazioni e manifestazioni. L’A.N.P.d’I., grazie all’alacre attività curata da 125 Sezioni disseminate su tutto il territorio Nazionale, mantiene in addestramento il personale in congedo, svolgendo anche l’impegnativo compito di preparare i giovani che desiderano avvicinarsi all’entusiasmante esperienza del paracadutista, mediante corsi di paracadutismo sotto controllo militare - aperti a giovani e meno giovani di ambo i sessi - in conformità al programma attuato dal C.A.PAR.(Centro Addestramento Paracadutisti) della Folgore di Pisa. Cura i rapporti con le altre Associazioni d’Arma e, infine, affianca e realizza iniziative a favore della protezione civile. L'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia è, dunque, un'Associazione d'Arma con caratteristiche particolari, poiché annovera nelle proprie file non solo chi è già appartenuto alla Specialità, mantenendo così in addestramento i congedati, ma anche giovani destinati a svolgere il servizio militare in tale Specialità, oltre che simpatizzanti, che vengono preventivamente istruiti e qualificati dal punto di vista tecnico lancistico per il successivo arruolamento nelle unità Paracadutisti. Per far ciò l'A.N.P.d'I. dispone di 12 scuole e 3 centri dove gli allievi vengono preparati all'attività lancistica, inizialmente con paracadute a calotta emisferica del tipo impiegato dai Reparti Militari, per conseguire sotto il controllo di istruttori qualificati l'attestato di abilitazione al lancio con paracadute vincolato; successivamente gli allievi possono frequentare i corsi formativi per l'uso del paracadute ad ala e conseguire la specializzazione TCL (Tecnica della Caduta Libera). Quest’ultima tecnica di lancio, con apertura comandata del paracadute, permette loro di accedere all'attività sportiva ed agonistica. Ma i compiti dell'A.N.P.d'I. sono fondamentalmente di ordine morale e patriottico: più in particolare, l’Associazione vuole stimolare nei giovani il sentimento di fedeltà e di amore per l'Italia, i valori dell’onore e della lealtà, mantenendo vivo in essi il ricordo e l'insegnamento di coloro che, per adempiere al dovere di rappresentare la Patria comune, caddero in guerra ed in pace; vuole esaltare le glorie della grande famiglia dei Paracadutisti; vuole rafforzare i vincoli di fratellanza e di solidarietà che uniscono, nel servizio militare ed in congedo, i Paracadutisti di ogni grado e condizione; vuole, da ultimo, offrirsi come riferimento ed esempio, in ogni circostanza, dei valori fondamentali del vivere civico.